Kykeon – Bevanda Rituale dell’Antica Grecia – Misteri Eleusini

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Intorno alla fine di settembre, gli antichi Greci celebravano i misteri eleusini, una delle principali festività dell’anno, dedicati alla dea Demetra, in cui commemoravano il rinnovamento della vita e la rinascita della natura. Sappiamo poco riguardo ai contenuti di tali misteri e sulle celebrazioni, essendo gli iniziati obbligati al silenzio, ma conosciamo il nome della bevanda rituale consumata dai fedeli al termine del periodo di digiuno, connesso con il digiuno della stessa Demetra che troviamo narrato nei miti e in particolare in un’affascinante fonte arcaica: gli Inni Omerici. Il nome di questa bevanda è kykeon, che significa mistura.
Kykeon è un termine che compare in numerosi testi greci: nei poemi omerici (Iliade, Odissea, Inno a Demetra), nelle fonti mediche (in particolare il Corpus Hippocraticum, ma Galeno offre importanti informazioni sulla sua componente principale, l’alphita), ma anche nella commedia e nei libri di satira (i Caratteri di Teofrasto e la Pace di Aristofane, testi in cui è menzionato un kykeon identico a quello preparato nell’Inno).
Non è immediato comprendere esattamente che cosa sia il kykeon. In questo articolo andremo ad analizzare le fonti mediche e mitologiche, narrando i miti e spiegando i contesti in cui questo termine appare e, naturalmente, fornendo una ricostruzione storica di questa bevanda, sacra e medicinale, così importante nella cultura dell’antica Grecia.

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Kykeon, alphita e tisana
Troviamo un indizio importante riguardo al kykeon in un glossario di greco antico scritto da Esichio nel V secolo: il kykeon è equivalente alla tisana. Troviamo spesso il termine kykeon nei testi di Ippocrate (vissuto tra il V e il IV secolo a.C.), di solito con l’indicazione di “preparare un kykeon” con diversi ingredienti, ogni volta diversi, tra i quali è sempre presente l’alphita, un termine importante che andremo a spiegare in seguito. Benché non troviamo cosa sia esattamente il kykeon nelle fonti mediche (malgrado le numerose ricette), sappiamo invece con precisione come i medici preparassero la tisana, grazie al De Facultatibus Alimentorum di Galeno II secolo).
La tisana è uno dei rimedi base della medicina greca antica, preparata con orzo decorticato tracotto in acqua fino a disfarsi completamente, poi passata al setaccio e bevuta. Alcuni medici prescrivevano anche di mangiare il residuo solido, ma dipendeva dalla ragione per cui la tisana veniva usata. Questo rimedio ha continuato a essere preparato nel corso del medioevo e del rinascimento
C’è tuttavia un’importante differenza tra il kykeon e la tisana: questo viene preparato con l’alphita, non semplicemente con l’orzo. Alphita è un termine che si traduce in latino con polenta e, esattamente come la polenta, può significare sia la preparazione stessa quanto l’ingrediente base. Troviamo usati nello stesso modo i termini tisana (che per alcuni autori, ad esempio Apicio, può anche significare orzo decorticato) e alica (che può significare farro decorticato, farro decorticato sbiancato e pestato come descritto da Plinio o anche farro decorticato cotto nel solito modo).
Galeno, fortunatamente, è un autore molto preciso e fornisce importanti informazioni riguardo all’alphita. Si tratta di una farina grossolana, simile all’alica, ottenuta tostando orzo fresco (appena raccolto, prima che si secchi) e macinandolo. Con questa farina grossolana, i Greci preparavano due alimenti base principali: alphita e maza. La maza è una sorta di pane non lievitato, preparato mettendo a bagno la farina in latte, succo d’uva concentrato o vino, poi impastato e cotto; l’alphita si cuoce nell’acqua come la tisana e poi si beve o si mangia come sostituto del pane, a seconda dell’uso che se ne deve fare.
Notiamo una differenza importante tra la tisana e l’alphita: la prima è decorticata, la seconda, invece, è integrale. Galeno scrive ampiamente riguardo a quanto la maza sia poco nutriente rispetto al pane d’orzo, dal momento che contiene crusca.
Ora sappiamo come si deve preparare il kykeon, almeno la parte che riguarda l’alphita: è una polenta liquida, stracotta, preparata con orzo fresco tostato e macinato grossolanamente. Questo è il nostro punto di partenza per iniziare a leggere i poemi di Omero e tentare di ricreare il kykeon che essi descrivono.

IL KYKEON DI DEMETRA

Ingredienti
orzo integrale
puleggio

Preparazione
Tostare l’orzo per breve tempo, poi pestarlo nel mortaio senza ridurlo in polvere. Stracuocere una parte d’orzo in dieci d’acqua per almeno due ore. Lasciare reffreddare. Mescolare due parti di orzo cotto e due di acqua, poi aggiungere un po’ di puleggio tritato. Se non avete il puleggio, potete sostituirlo con la menta. Mescolare bene e bere subito.

Il mito di Demetra
Ci sono numerose varianti del mito di Demetra e Persefone, nucleo essenziale dei misteri eleusini, ma questa volta vi narreremo la versione presentata dalla fonte che stiamo usando per questa ricetta, l’Inno Omerico a Demetra. Trovate la traduzione del testo qui.
Il mito inizia in un’antica età dell’oro, un periodo di abbondanza, e i personaggi principali sono Demetra, dea del raccolto, sua figlia Persefone, e Ade, dio dei morti. Mentre Persefone sta giocando insieme alle figlie di Oceano e cogliendo fiori, la terra si apre e compare Ade sul suo carro d’oro per rapire la fanciulla. Persefone grida, ma nessuno tra gli dei e i mortali ode la sua voce, tranne Ecate, dea dell’oltretomba, ed Elio, dio del sole.
Non appena Demetra ode le grida di sua figlia, si copre le spalle con un manto nero e si mette in cerca di Persefone, simile a un uccello, percorrendo la terra e il mare per nove giorni, senza nutrirsi con il cibo e la bevanda degli dei, l’ambrosia e il nettare, trascurando persino di lavarsi.
Il decimo giorno, Ecate appare e dice alla dea di avere udito la voce di Persefone, ma ignora chi possa averla rapita. È Elio, il sole che vede ogni cosa, a rivelare la verità: Ade ha portato Persefone nel suo regno e Zeus, padre di tutti gli dei, lo ha consentito. Infuriata con il padre degli dei e piena di angoscia, Demetra vaga sulla terra sotto mentite spoglie.
Un giorno, le quattro figlie di Eleusi vedono Demetra, senza riconoscerla, e domandano il suo nome. Demetra mente sulla propria identità e racconta una storia, chiedendo poi se conoscono qualcuno che abbia bisogno di una donna anziana per prendersi cura dei figli o della casa o istruisca le loro donne.
Demetra viene condotta nella casa di Metaneira e non appena entra, una luce divina la illumina. Metaneira vorrebbe farla sedere sul suo trono, ma Demetra rifiuta e accetta soltanto uno sgabello quando una delle donne, Iambe, glielo offre. Demetra siede lì, in lutto, senza mangiare né bere. Non parla, non ride. Soltanto Iambe è in grado di strapparle un sorriso.
Metaneira allora offre alla dea una coppa di vino dolce come il miele, ma Demetra risponde che non è lecito per lei berlo, ma accetterà un kykeon. Così Metaneira prepara un kykeon mescolando acqua e alphita, con l’aggiunta delle foglie tenere del puleggio, glechon in greco. Demetra beve allora il kykeon in funzione del rito.
Metaneira chiede allora a Demetra di allevare suo figlio e la dea accetta, proteggendolo da erbe velenose e malvagi incantesimi. Ogni notte unge il bambino con l’ambrosia e lo fa entrare nel fuoco, rendendolo così forte e simile a un dio. Ma Metaneira la scopre e crede stia cercando di uccidere suo figlio. Demetra è furiosa: in questo modo, il bambino non diventerà immortale. Ordina allora che una volta all’anno, non appena il sole avrà compiuto il suo ciclo, i figli di Eleusi combattano gli uni contro gli altri. Un tempio dovrà essere eretto per lei, la dea Demetra, e un altare sotto le mura della città. La dea allora insegnerà i riti per placare il suo spirito, intesi per essere celebrati ogni anno.
Ora Demetra mostra il suo vero aspetto e la sua bellezza divina. La dea passa i suoi giorni nel tempio e i semi non germinano più, perché li tiene nascosti. La carestia devasta la terra, i raccolti smettono di crescere. Zeus tenta allora di convincerla a tornare presso gli dei immortali, ma nessun dono, nessuna preghiera soddisfano la dea: non acconsentirà finché non avrà rivisto sua figlia.
Zeus invia allora Ermes, messaggero degli dei, a parlare con Ade. Tutto il genere umano morirà di fame se Demetra non cambia idea e liberare Persefone è l’unico modo. Ade acconsente, ma dà a Persefone una dolce melagrana da mangiare. Persefone ritorna sulla terra, ma Demetra scopre l’inganno di Ade: Persefone ha mangiato la melagrana e perciò trascorrerà i due terzi dell’anno con la madre e gli altri immortali e un terzo con il suo sposo, nel regno dei morti.
Demetra riporta la vita nei campi e rivela i suoi misteri a pochi eletti, misteri che nessuno può divulgare, di cui nessuno può parlare o chiedere. Felici tra i mortali coloro che partecipano ai sacri riti, dice l’inno. Nessuno avrà il medesimo fato, neppure dopo la morte, senza l’iniziazione ai sacri misteri.

IL KYKEON DELL’ILIADE

Ingredienti
orzo integrale
vino rosso
formaggio di capra stagionato

Preparazione
Preparare l’orzo come per la ricetta precedente. Mescolare due parti d’orzo e tre di vino, grattando sopra un po’ di formaggio di capra stagionato. Mescolare tutti gli ingredienti e bere.

La bevanda degli eroi omerici
Il kykeon che troviamo nell’Iliade è completamente diverso dalla bevanda rituale degli Inni Omerici. La funzione di questa bevanda è simile a quella descritta dei Problemi pseudo-aristotelici: una mistura di alphita e vino rende più sobri. In questo caso, gli eroi omerici bevono quest kykeon prima di prendere decisioni riguardo alla guerra.
L’episodio si trova nell’XI libro. Qui trovate il testo completo.
In questo passaggio, una donna chiamata Ecamede prepara un kykeon per gli eroi radunati. Allestisce una tavola con un canestro all’interno del quale si trovano cipolle (tradizionalmente usate per accompagnare il vino), miele e alphita; poi, una splendida coppa decorata con borchie d’oro, con quattro manici. In questa coppa, la donna versa vino Pramnio e grattugia formaggio di capra, poi aggiunge alphita. Gli eroi placano così la loro sete con questo kykeon e iniziano a parlare.

Il kykeon di Circe
Nell’Odissea troviamo un altro tipo di kykeon, preparato dalla maga Circe, in grado di trasformare i compagni di Odisseo in maiali, colpendoli con la sua bacchetta. L’episodio è narrato nel X libro. Trovate il testo completo qui.
La ricetta del kykeon di Circe è diversa dalle altre due: prevede, naturalmente, alphita, con l’aggiunta di vino Pramnio (lo stesso che abbiamo trovato nell’Iliade) e miele. Ma non è tutto: Circe desidera che gli uomini dimentichino del tutto la patria, pertanto aggiunge al kykeon misteriose erbe dal potere magico. Dopo avere fatto bere loro la pozione, li tocca con la sua bacchetta e li trasforma in maiali, ma la loro mente è ancora umana. Soltanto l’intervento di Ermes salva Odisseo dallo stesso triste destino: il messaggero degli dei racconta all’eroe l’accaduto e gli dà un antidoto contro il kykeon di Circe. In questo modo, Odisseo può salvare i comapagni e riprendere il lungo viaggio verso casa.

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Traduzioni di fonti storiche
Opusculum de Saporibus di Maino de Maineri (XIV secolo)
Registrum Coquine (prima parte) di Johannes Bockenheim (XV secolo)

Indice delle ricette
Placenta
Conserva di Olive ed Epityrum
Puls Punica
Gastris
Artolaganon
Zuppa di Lagana e Ceci
Afrutum o Spumeum